Erasmus: una playlist lunga 12 mesi


I lettori della prima ora di questo blog ricorderanno certamente che le mie pose da studente-giornalista non erano state messe in crisi al momento della partenza per la Spagna: un reporter non va in vacanza. Al più, cambia pelle.Triana

Per via di quell’estremo narcisismo che, appunto, anima tutti i giornalisti – finanche i più infimi e non qualificati, come chi vi scrive -, iniziò la storia di questo blog. Prima su Splinder, poi su WordPress, mi ripromisi di raccontare la Spagna e l’Erasmus, senza dimenticare di sfoderare le armi del reporter nelle occasioni “giornalistiche” che mi si fossero presentate (ne è un caso il Festival del Cinema Europeo di Sevilla). Allo stesso tempo, avevo avviato una – per me, importantissima – collaborazione con Radio Erasmus: questa avventura editoriale era iniziata nell’anno precedente, su impulso di due studenti campani in Erasmus a Siviglia. La musica, perciò, diventò una trama fondamentale del mio periodo di stanza in Andalucía.

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La Primavera Trompetera


Dichiarazione degli studenti ferraresi per un più cosciente Diritto alla Primavera

Quanto è vero che una rondine non fa primavera… e, in verità, a Ferrara non credo nemmeno di averne mai viste svolazzare, quantomeno tra le stradicciuole del ghetto e i mattoncini ammuffiti del quartiere bizantino. È per questo che, da quando vivo qui, giocoforza guardo a segnali ben più affidabili e oramai collaudati per stabilire quando finalmente è venuto il tempo di uscire dal letargo. Il temerario coinquilino che azzarda ad inizio aprile la pionieristica combo “polo sotto al giubbotto” per andare ad un aperitivo in centro è, ad esempio, uno dei più chiari sentori di come stiano girando le cose nel borgo estense. Il suo vestirsi “a cipolla” è il giusto compromesso infatti tra una grossa esigenza giuridica di estate – una richiesta “dal basso”, direbbe Beppe Grillo – ed una scarsa risposta del termometro – la “vecchia politica” -, che continua a segnare implacabilmente 13º C! Ma c’è chi è meno diplomatico di lui… e non la sta prendendo affatto bene…

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Quando una città se ne va… in Feria!


Piccolo spazio: pubblicità. È così che si accendono i riflettori di mezza Spagna sulla vita mondana della capital hispalense: statene certi, anche quest’anno lo spot che sta per andare in onda nei prossimi giorni giù in città avrà un ritorno economico e mediatico impressionante. Venerdì sera [ieri, ndr], alle 22, è infatti iniziata una settimana assai bramata da Siviglia ed i sivigliani: la settimana della Feria de Abril.

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Italiani bella gente: in risposta allo Scorfano


Lo ammetto: l’anno passato condivisi ben pochi momenti con i miei adorati connazionali. Non che sia un tipo particolarmente snob o scostante, ma mi sembrava che dedicando (troppo) tempo ad intessere relazioni con italiani avrei clamorosamente sciupato la grande occasione di integrazione che l’anno di studi in Spagna mi stava offrendo. In verità, troppo fresco era anche il ricordo di studenti stranieri conosciuti durante il periodo universitario che, dopo un anno in Italia, ancora balbettavano la lingua e guardavano al nostro Paese con un’aria da turisti stralunati, proprio per non aver approfondito a dovere la parte interculturale del loro soggiorno di studi: “Mi piace molto FirenzA“, “Bella Venezia, ho mangiato un’amatriciana buonissima a Piazza San Marco!” ed altre assurdità del genere ben rappresentavano il livello della loro esperienza culturale in Italia. Ma, se guardiamo più a fondo, v’era qualcosa di più sensato e personale alla base del mio fare: studiare da tre anni a Ferrara, infatti, mi aveva da tempo schiuso le porte al variegato tessuto studentesco in salsa “tricolore” che è, ad un tempo, la forza e la speranza di questa cittadina della Bassa Padania, dove ancor’oggi mi ritrovo a vivere.

Calabresi, friulani, piemontesi, lucani… insomma, Ferrara è davvero un tripudio di italianità e uno spot magnifico di unità nazionale, che mi aveva permesso, tanto per dirne qualcuna, di sorseggiare allegramente prosecchi autentici in compagnia di amici trevigiani doc o di padroneggiare perfettamente l’accento – e i fondamenti del dialetto – salentino.  Capirete perciò da voi che, una volta approdato in Spagna, non sentissi affatto l’esigenza di far “copincolla” d’un copione già abbondantemente recitato in Italia e del quale, forse, m’ero anche un po’ stufato.

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Non sarà un’Avventura – parte 2


Le bandiere di Siviglia che campeggiano qua e là negli spazi aperti della capital hispalense nascondono un intrigante gioco di parole. Sullo sfondo rosso vermiglio si stagliano infatti due sillabe color dell’oro – NO DO -, intervallate da una bobina (trad. madeja). Il rebus No Madeja Do, traslitterazione á-la andalusa di “No me ha dejado” (trad. “Non mi ha abbandonato”), s’è trasformato, a 700 anni di distanza dalla sua leggendaria invenzione ad opera di Fernando III il Santo, in un vero marchio di fabbrica, una sorta di insegna di qualità che troverete in qualunque angolo della città nel quale giunga un pubblico servizio, sia esso di trasporto, fornitura d’energia od assistenza.

Il terzo passo della reconquista della Mia Siviglia, dunque, è proprio riappropriarmi di quella quotidianità che, mio malgrado “he dejado” da qualche mese. Ed eccomi allora pronto ad attaccare bottone con chicchessia pur di aggiornarmi su qualunque notizia cittadina – prima fra tutte, gli interminabili lavori della Torre de Triana, che si erge sempre più alta e sinistra all’imbocco della Isla Cartuja. Cerco di interagire con tassisti, commercianti, passanti, quasi a dire “Hey, guardatemi, sono tornato, sono finalmente a casa, sono uno di voi!”. Continua a leggere